È tempo di esami! Ho poco tempo da dedicare al blog al momento, torneremo ad aggiornarvi dal 5 Luglio!
In bocca al lupo a tutti coloro che devono affrontare esami di ogni genere!
A presto!
Benito
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Per segnalazioni o altro scrivi al mio indirizzo mail: rausabenito@gmail.com
venerdì 22 giugno 2012
martedì 19 giugno 2012
Federico Filetti: Riflessioni sul Movimento 5 Stelle di Piazza Armer...
Federico Filetti: Riflessioni sul Movimento 5 Stelle di Piazza Armer...: E' strano come nessun media locale, tranne i blog di Agostino Sella, quello di Benito Rausa e Questo, parli del Movimento 5 Stelle di Piaz...
Esodati, in Sicilia rischiano in 2mila
I settori più colpiti sono quelli del credito e delle poste (600). Ma nel calderone ci sono anche i lavoratori della ex Fiat
In Sicilia circa duemila lavoratori di imprese private rischiano, a partire dal primo gennaio 2013, di non ricevere più un salario da lavoro e non potere percepire neanche la pensione, oltre a dovere anche pagare da soli i propri contributi previdenziali. Sono gli “esodati” frutto delle ultime riforme previdenziali. In più altri cinquecento che hanno usufruito di incentivi all’esodo rischiano di trovarsi nella stessa situazione. I numeri sono stati forniti dall’Ufficio tutela dei consumatori e degli utenti guidato da Maria Castri. I settori più colpiti sono quelli del credito (circa 650 lavoratori) delle poste (600). Ma il calderone comprende anche i lavoratori dello stabilimento ex Fiat (altri 500 circa). Non solo. Secondo i legali dell'Ufficio i lavoratori esodati potrebbero chiedere la nullità dell’accordo, secondo il principio della presupposizione, viste le mutate condizioni legali dal momento in cui sono andate in pensione, arrivando ad ottenere anche il reintegro del posto di lavoro. Un nuovo costo, dunque, che ricadrebbe sulle aziende e i datori di lavoro.
In Sicilia circa duemila lavoratori di imprese private rischiano, a partire dal primo gennaio 2013, di non ricevere più un salario da lavoro e non potere percepire neanche la pensione, oltre a dovere anche pagare da soli i propri contributi previdenziali. Sono gli “esodati” frutto delle ultime riforme previdenziali. In più altri cinquecento che hanno usufruito di incentivi all’esodo rischiano di trovarsi nella stessa situazione. I numeri sono stati forniti dall’Ufficio tutela dei consumatori e degli utenti guidato da Maria Castri. I settori più colpiti sono quelli del credito (circa 650 lavoratori) delle poste (600). Ma il calderone comprende anche i lavoratori dello stabilimento ex Fiat (altri 500 circa). Non solo. Secondo i legali dell'Ufficio i lavoratori esodati potrebbero chiedere la nullità dell’accordo, secondo il principio della presupposizione, viste le mutate condizioni legali dal momento in cui sono andate in pensione, arrivando ad ottenere anche il reintegro del posto di lavoro. Un nuovo costo, dunque, che ricadrebbe sulle aziende e i datori di lavoro.
Sicilia, Strage di Capaci: revocato 41 bis al boss che nascose l’esplosivo
Il tribunale di sorveglianza di Roma ha revocato il carcere duro al boss Antonino Troia, capomafia di Capaci, condannato con sentenza definitiva all’ergastolo per la strage in cui furono assassinati il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta.
Ritenuto il capo della famiglia mafiosa di Capaci, Troia, ora 77enne, ebbe un ruolo sia deliberativo, che esecutivo nella strage del 23 maggio del ‘92. All’epoca il boss faceva della Cupola di Cosa nostra che decise l’attentato e diede poi anche un apporto logistico ai killer, nascondendo l’esplosivo usato per assassinare Falcone e ospitando nel suo territorio il commando.
Troia è al 41 bis dal 1993 e deve scontare, oltre all’ergastolo per l’eccidio di Capaci, quattro condanne al carcere a vita per altrettanti omicidi. La Dna aveva dato parere negativo alla revoca del decreto di 41 bis rinnovato dal guardasigilli a novembre scorso.
Secondo i giudici di Roma il provvedimento di proroga del 41 bis sarebbe “privo di adeguata motivazione”. Secondo il collegio il provvedimento si limita ad affermare genericamente che Troia ha una posizione di vertice in Cosa nostra e si allegano tre decreti di sequestro a carico di una serie di esponenti mafiosi di diverse ‘famiglie’.
Ritenuto il capo della famiglia mafiosa di Capaci, Troia, ora 77enne, ebbe un ruolo sia deliberativo, che esecutivo nella strage del 23 maggio del ‘92. All’epoca il boss faceva della Cupola di Cosa nostra che decise l’attentato e diede poi anche un apporto logistico ai killer, nascondendo l’esplosivo usato per assassinare Falcone e ospitando nel suo territorio il commando.
Troia è al 41 bis dal 1993 e deve scontare, oltre all’ergastolo per l’eccidio di Capaci, quattro condanne al carcere a vita per altrettanti omicidi. La Dna aveva dato parere negativo alla revoca del decreto di 41 bis rinnovato dal guardasigilli a novembre scorso.
Secondo i giudici di Roma il provvedimento di proroga del 41 bis sarebbe “privo di adeguata motivazione”. Secondo il collegio il provvedimento si limita ad affermare genericamente che Troia ha una posizione di vertice in Cosa nostra e si allegano tre decreti di sequestro a carico di una serie di esponenti mafiosi di diverse ‘famiglie’.
Sicilia/Sviluppo: Unicredit, finanziamenti per 2 mld alle imprese
E' stato presentato a Trapani, nella sede della Camera di Commercio, il progetto UniCredit per la Sicilia. ''L'obiettivo e' favorire la ripresa e il ritorno alla crescita - ha detto Roberto Bertola, responsabile di Territorio Sicilia di UniCredit -. La linea di azione e' duplice: supportare con azioni concrete i piani di crescita delle imprese e incentivare l'export, nella convinzione che la ricerca di nuovi mercati puo' essere una valida strategia di uscita dalla crisi''. Ai dettagli dell'iniziativa ha pensato Vincenzo Tumminello, direttore Network Private Sicilia di UniCredit. ''In concreto gli obiettivi per la Sicilia da oggi al 2015 sono due: fornire alle Pmi della Sicilia nuovi finanziamenti, pari a due miliardi di euro, per dotare le imprese dei mezzi necessari per intraprendere percorsi di crescita e aiutare concretamente 400 imprese siciliane ad acquisire nuove opportunita' sui mercati esteri.
domenica 17 giugno 2012
Piazza Armerina. Incontro Movimento 5 Stelle.
Riunione dei Grilli Armerini "Lunedì 18 Giugno alle ore 18 presso l'ostello del borgo".
Per poter seguire le nostre attività e/o partecipare basta clikkare qui: Grilli Armerini - Piazza Armerina 5 Stelle
Benito
Per poter seguire le nostre attività e/o partecipare basta clikkare qui: Grilli Armerini - Piazza Armerina 5 Stelle
Benito
Sicilia, trattativa Stato-mafia: per il Quirinale “non c’è alcun mistero”
Parlare di misteri del Quirinale è soltanto risibile”. È quanto si afferma in una nota del Quirinale per stroncare – si scrive – “irresponsabili illazioni” sulla vicenda delle telefonate di Nicola Mancino al Colle. Vicenda che Napolitano “ha gestito secondo le sue reponsabilità e nei limiti delle sue prerogarive”.
“In relazione ad alcuni commenti di stampa sul contenuto di intercettazioni di colloqui telefonici tra il senatore Mancino e uno dei consiglieri del presidente della Repubblica – si legge nella nota – si ribadisce che ovvie ragioni di correttezza istituzionale rendono naturale il più rigoroso riserbo, da parte dei consiglieri, circa i loro rapporti con il capo dello Stato. Parlare a questo proposito di ‘misteri del Quirinale’ è soltanto risibile”.
Tuttavia, “per stroncare ogni irresponsabile illazione sul seguito dato dal capo dello Stato a delle telefonate e a una lettera del senatore Mancino in merito alle indagini che lo coinvolgono, si rende noto il testo della lettera inviata dal segretario generale della Presidenza, Donato Marra, in data 4-4-2012, al procuratore generale presso la Corte di Cassazione: Illustre presidente, per incarico del presidente della Repubblica trasmetto la lettera con la quale il senatore Nicola Mancino si duole del fatto che non siano state fin qui adottate forme di coordinamento delle attività svolte da più uffici giudiziari sulla c.d. trattativa che si assume intervenuta fra soggetti istituzionali ed esponenti della criminalità organizzata a ridosso delle stragi degli anni 1992-1993″.
“In relazione ad alcuni commenti di stampa sul contenuto di intercettazioni di colloqui telefonici tra il senatore Mancino e uno dei consiglieri del presidente della Repubblica – si legge nella nota – si ribadisce che ovvie ragioni di correttezza istituzionale rendono naturale il più rigoroso riserbo, da parte dei consiglieri, circa i loro rapporti con il capo dello Stato. Parlare a questo proposito di ‘misteri del Quirinale’ è soltanto risibile”.
Tuttavia, “per stroncare ogni irresponsabile illazione sul seguito dato dal capo dello Stato a delle telefonate e a una lettera del senatore Mancino in merito alle indagini che lo coinvolgono, si rende noto il testo della lettera inviata dal segretario generale della Presidenza, Donato Marra, in data 4-4-2012, al procuratore generale presso la Corte di Cassazione: Illustre presidente, per incarico del presidente della Repubblica trasmetto la lettera con la quale il senatore Nicola Mancino si duole del fatto che non siano state fin qui adottate forme di coordinamento delle attività svolte da più uffici giudiziari sulla c.d. trattativa che si assume intervenuta fra soggetti istituzionali ed esponenti della criminalità organizzata a ridosso delle stragi degli anni 1992-1993″.
La Sicilia in crisi, la Regione allo sbando
La crisi economica ha aggredito la Sicilia. Se qualcuno non se ne fosse accorto ci sono i dati della Banca d’Italia, ribaditi dagli studi della Cisl, certificati dagli uffici regionali che annunciano l’esaurimento dei fondi per la cassa integrazione. Sullo sfondo il pericolo più grave: l’impossibilità per Palazzo dei Normanni, entro la fine dell’anno, di poter pagare stipendi e pensioni dovendo fronteggiare un debito di cinque miliardi.
Poi ce la possiamo raccontare come vogliamo ma con i numeri è difficile litigare. Il Pil regionale calerà quest’anno di quasi il 3% e gli occupati del 2,2% cosicché a lavorare sarà poco più del 40% dei siciliani in età da lavoro. Una crisi che si somma ad un 2011 molto difficile. Il tasso di occupazione s´è attestato al 56,4% per gli uomini (-0,7%) e al 27,7% per le donne (-1%). I debiti delle famiglie sono aumentati del 3% e sono, ora, più alti della media nazionale.
Il gelo della crisi ha presentato il conto. Chi si illudeva che la Sicilia potesse uscirne indenne adesso deve fare i conti con la realtà. Al di là della retorica autonomista, utilizzata dal presidente della Regione quale bandiera ideologica per accusare il potere centrale, resta un quadro fatto di immobilismo e di spreco. I fondi europei utilizzati poco e male così come un tempo avveniva con la Cassa per il Mezzogiorno. Con la gestione distorta del denaro pubblico, in chiave clientelare ed elettoralistica, una intera classe dirigente locale e regionale ha organizzato consensi e preferenze.
Poi ce la possiamo raccontare come vogliamo ma con i numeri è difficile litigare. Il Pil regionale calerà quest’anno di quasi il 3% e gli occupati del 2,2% cosicché a lavorare sarà poco più del 40% dei siciliani in età da lavoro. Una crisi che si somma ad un 2011 molto difficile. Il tasso di occupazione s´è attestato al 56,4% per gli uomini (-0,7%) e al 27,7% per le donne (-1%). I debiti delle famiglie sono aumentati del 3% e sono, ora, più alti della media nazionale.
Il gelo della crisi ha presentato il conto. Chi si illudeva che la Sicilia potesse uscirne indenne adesso deve fare i conti con la realtà. Al di là della retorica autonomista, utilizzata dal presidente della Regione quale bandiera ideologica per accusare il potere centrale, resta un quadro fatto di immobilismo e di spreco. I fondi europei utilizzati poco e male così come un tempo avveniva con la Cassa per il Mezzogiorno. Con la gestione distorta del denaro pubblico, in chiave clientelare ed elettoralistica, una intera classe dirigente locale e regionale ha organizzato consensi e preferenze.
giovedì 14 giugno 2012
Monti a Berlino: pronti a cedere proprietà pubbliche
Il Consiglio europeo del 28 e 29 giugno dovrà rafforzare gli strumenti a difesa dell'Eurozona ma fissare, nello stesso tempo, una road map precisa sulle misure a favore della crescita. Almeno su questo punto Mario Monti e Wolfgang Schauble, ministro delle Finanze tedesco, sembrano d'accordo. Ne discutono a lungo nel faccia a faccia avuto ieri a Berlino. Ne parlano come un punto di svolta nel futuro dell'Unione. Ognuno, Germania compresa, dovrà impegnarsi per il risultato finale. L'Italia, nel frattempo, farà la sua parte per tenere in equilibrio i conti dopo le azioni «pesantissime» degli ultimi mesi. Non servirà, però, una manovra aggiuntiva, spiega Monti, ma si darà presto vita a un meccanismo per vendere asset pubblici attraverso fondi mobiliari e immobiliari.
Certo, le posizioni restano quelle di sempre, così come il linguaggio. «Non c'è crescita senza riduzione del deficit» ripete fino alla noia Schauble. E Monti, di rimando, correggendo in tempo reale un take di agenzia italiana: «La disciplina fiscale genera austerità - dice - ma l'austerità non è sostenibile nel lungo termine se non è accompagnata dalla crescita».
Certo, le posizioni restano quelle di sempre, così come il linguaggio. «Non c'è crescita senza riduzione del deficit» ripete fino alla noia Schauble. E Monti, di rimando, correggendo in tempo reale un take di agenzia italiana: «La disciplina fiscale genera austerità - dice - ma l'austerità non è sostenibile nel lungo termine se non è accompagnata dalla crescita».
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